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Fra le fantastiche situazioni che è riuscito a consegnarci attraverso la sua attività poetica, Charles Baudelaire ci ha lasciato un appassionato e profondo canto proveniente dall’anima del vino, che dalla sua prigione di vetro dona luce a chi, consumato dal lavoro, si concede al suo
abbraccio fraterno.

Contenuto nella sua complessa e famosa opera, Les Fleurs du mal, questa poesia, recitata dalla splendida voce di Silvana Bruno, è stata l’apertura dei nostri Tramonti Divini, degustazioni nei vigneti Tzeriat e Rovettaz che abbiamo svolto per il secondo anno consecutivo.

Ve la riproponiamo integralmente per dare a modo a chi non c’era e a tutti gli appassionati di poter leggere queste possenti parole che il poeta francese scrisse più di 150 anni fa.

L’âme du vin

Un soir, l’âme du vin chantait dans les bouteilles :
« Homme, vers toi je pousse, ô cher déshérité,
Sous ma prison de verre et mes cires vermeilles,
Un chant plein de lumière et de fraternité !

Je sais combien il faut, sur la colline en flamme,
De peine, de sueur et de soleil cuisant
Pour engendrer ma vie et pour me donner l’âme ;
Mais je ne serai point ingrat ni malfaisant,

Car j’éprouve une joie immense quand je tombe
Dans le gosier d’un homme usé par ses travaux,
Et sa chaude poitrine est une douce tombe
Où je me plais bien mieux que dans mes froids caveaux.

Entends-tu retentir les refrains des dimanches
Et l’espoir qui gazouille en mon sein palpitant ?
Les coudes sur la table et retroussant tes manches,
Tu me glorifieras et tu seras content ;

J’allumerai les yeux de ta femme ravie ;
A ton fils je rendrai sa force et ses couleurs
Et serai pour ce frêle athlète de la vie
L’huile qui raffermit les muscles des lutteurs.

En toi je tomberai, végétale ambroisie,
Grain précieux jeté par l’éternel Semeur,
Pour que de notre amour naisse la poésie
Qui jaillira vers Dieu comme une rare fleur ! »

L’anima del vino

Nella bottiglia l’anima del vino – era di sera –
cantava: “Caro povero uomo, dalla prigione
del vetro e sotto questa rossa laccata cera,
ti giunga luminosa, fraterna, una canzone.

So bene quanta pena, quanto sudore occorra
sulla collina in fiamme, sotto il sole cocente,
perché io abbia un’anima, e la vita in me scorra.
Ma non sarò ingrato, non sarò impudente.

Provo una grande gioia quando soave piombo
nella gola d’un uomo sfibrato dal lavoro:
perché il suo caldo petto è per me dolce tomba,
meglio che in una fredda cantina là dimoro.

Non senti le domeniche punte da stornellate,
la speranza che mi alita nel seno palpitante?
I gomiti sul tavolo, maniche rimboccate,
tesserai le mie lodi, con il cuore contento.

Lo sguardo alla tua donna, nell’amore rapita,
accenderò, a tuo figlio darò forza e colori,
e sarò per quel fragile atleta della vita
l’olio che ben rassoda le membra al lottatore.

In te farò cadere la vegetale mia
ambrosia, raro seme che il gran Seminatore
sparge perché dal nostro amore poesia
nasca e verso Dio salga come un prezioso fiore”.

Cornalin Grosjean
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