Si sa, noi valdostani non siamo molto bravi a comunicare. Quassù tra le montagne più alte d’Europa siamo costantemente impegnati a coltivare con dedizione e fatica i piccoli appezzamenti di vigne appese alle pendici alpine e spesso ci dimentichiamo che farci conoscere al mondo fuori dalla Valle d’Aosta è parte integrante del lavoro di un vignéron del terzo millennio.

Per fortuna che c’è Ian d’Agata (Direttore scientifico al Vinitaly International Academy e autore del Best Seller Native Wine Grapes of Italy) che si prodiga costantemente per approfondire e divulgare la tradizione enoìca delle aree più peculiari e uniche d’Italia (e non solo).  Di seguito vi propongo le righe che ha scritto sulla rivista Vinous qualche giorno fa in merito proprio a Mountain Magic: The Wines of Valle d’Aosta.

L’articolo è in Inglese, vi consiglio di leggerlo gustandovelo cliccando il link sotto. Intanto eccone un estratto:

Valle d’Aosta is the dwarf, size-wise, among Italy’s 20 regions, but it’s a giant when it comes to quality. Thirteen unique native grape varieties and a half dozen international grapes, the region’s complex geology and alpine climate, and the area’s many passionate, talented producers combine to produce a selection of white, red, sparkling and sweet wines of remarkably high quality in all but the most difficult vintages.

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